ASSESSORATO BENI CULTURALI

SETTORE VII SOCIO CULTURALE
Dirigente  Dott. Geppina Gatto

BENI CULTURALI

INIZIATIVA
CANTIERI APERTI

Santuario SS. Crocifisso di Papardura

19 Novembre dalle ore 9.30 alle ore 14.00
Si potrà visitare il Santuario

L'iniziativa "Cantieri aperti" viene da tempo promossa dalla Provincia Regionale di Enna e curata dall’Arch. Silvana Bonaccorso. Essa è correlata alle fasi di pubblicizzazione dei beni immobili oggetto di contributo finanziario. La fase conoscitiva-divulgativa mira attraverso la conoscenza e la partecipazione ad una più consapevole diffusione, uso e fruizione del bene stesso.

Saranno presenti
Il Presidente della Provincia, Dott. Giuseppe Monaco
L’Ass. ai Beni Culturali, Antonino Lombardo
L’Ass. al turismo, sport, spettacolo Fabrizio Tudisco
L’Ass. alla valorizzazione aree naturali protette e siti archeologici Cristofero Alessi  

Rappresentanti della Soprintendenza ai BB.CC.AA di Enna.
Rappresentanti delle Curie della Provincia.
I prog. Arch. Silvana Virlinzi, Arch. Renata Salerno
La restauratrice Mariangela Sutera  

Saranno presenti rappresentanze delle scuole provinciali.
Interverranno attivamente le quinte classi:
dell’Istituto Psicopedagogico “Dante A.” di Enna
dell'Istituto Regionale d'Arte "L. e M. Cascio" di Enna
              Il Primo circolo didattico “De Amicis” di Enna                

Il Santuario di Papardura   Luogo di intense suggestioni: Il Santuario di Papardura, è incastonato a sud ovest nella rocca del Calvario, nell'Altipiano Ennese, in quel margine ombroso della montagna, rigoglioso, verde ed intriso di acque, che si disperdono ed in parte si convogliano più a valle, nell'antico lavatoio pubblico del XIII sec. Nel 1660 circa, viene costruito il Santuario, esso sarà arditamente ancorato sull'estradosso di un gran ponte a tutto sesto appositamente realizzato, che collega  due margini rocciosi. Opera complessa ed audace per il suo tempo, e straordinariamente evocativa per i nostri. Il suo impianto è ad una sola navata, con abside poligonale che la legenda vuole, sia ricavato da una grotta anticamente dipinta. La chiesa è internamente decorata con stucchi della scuola di Giacomo Serpotta, 1696, in parte completati da G.B. Berna nel 1699. La copertura è costituita da un soffitto ligneo a cassettoni, il cui disegno è impostato sulla modularità del quadrato avente al centro un tronco di piramide a base ottagonale. Esso richiama al tetto ligneo della navata centrale della Chiesa Madre ed a quello del SS. Salvatore. Il suo esterno è semplice, è definito nel suo prospetto da un profilo a capanna, da un portale sormontato da un rosone in pietra bianca di Siracusa recentemente restaurati

Caratteristiche geologiche dei terreni in prossimità dell’area su cui sorge il manufatto.

    E’ costituita da rocce di origine sedimentaria di età pliocenica, meglio conosciuti come calcareniti e sabbie di Capodarso. Sono calcareniti litoidi ben cementate, di colore arancio rossastro, ricchi di microfauna di ambiente nefritico, (gasteropodi, lamellibranchi, gasteropodi ecc.) e microfauna bentonica, contenenti intercalazioni di calcareniti tenere a stratificazione incrociata.

Caratteristiche morfologiche.

L’area è caratterizzata dall’affioramento di calcareniti litoidi, sono rocce coerenti, e danno origine a morfologie aspre, spesso prive di vegetazione, con versanti acclivi e brusche variazioni di pendio. Sono organogene, ben cementate, si presentano integre e poco disponibili all’erodibilità.

IL PROGETTO

Mira al consolidamento della copertura che presenta un sistema strutturale disomogeneo con evidenti squilibri strutturali, quindi al restauro del soffitto ligneo a cassettoni, al restauro dei prospetti, alla ridefinizione dello spazio esterno, al rifacimento dell'impianto elettrico ed all'illuminazione interna ed esterna.

Il restauro del SS. Crocifisso di Papardura inizia nell’agosto del 2003. Completato l’impianto di cantiere, il montaggio del ponteggio, della copertura provvisoria e dello schermo di protezione in tavole di abete sia perimetrale, a difesa delle intemperie, che orizzontale a protezione della condensa provocata dalla copertura provvisoria in lamiera,

 

 

 

 

 

 

 si è proceduto alla demolizione della copertura in latero - cemento che viene eseguita a tratti, dopo aver impostato sull’estradosso del cassettonato ligneo un piano con tavolate in abete a protezione del cassettonato stesso. Dopo una ricognizione dettagliata sullo stato del manufatto, resa possibile a ponteggi eseguiti e dopo lo svellimento della copertura preesistente, si è reso necessario apportare alcune modifiche che non variano l’indirizzo del progetto originario.

Ad esempio l’accertamento di lesioni in asse in quattro travi di sostegno del cassettonato ligneo ha indotto ad incrementare l’ancoraggio del cassettonato tramite la collocazione di n. 6 trallicci in ferro opportunamente dimensionati, collocati in corrispondenza di altrettanti travi in legno per realizzarne l’aggancio e assolvere alla funzione di sostegno del cassettonato, funzione  originariamente compiuta solo dalle travi in legno. In tal modo sei travi in legno sono state agganciate ai tralicci in ferro e le rimanenti sei alle capriate, attraverso delle imbracature con piastre in ferro e funi in acciaio dotate di manicotti per la regolarizzazione della tesatura. I tralicci e le capriate poggiano su travi IPE, opportunamente calestrate e dimensionate, poste lungo i muri perimetrali longitudinali.

    

 

Tale intervento è stato preceduto:

 ·                Dalla demolizione del cordolo perimetrale fino all’imposta delle vecchie catene in legno che ha permesso di restaurarne le testate;
                  Dalla successiva realizzazione di una cornice perimetrale in pietra simile all’originaria; ·              
                  Dalla realizzazione di muretti in mattoni pressati ai lati delle testate delle catene in legno al fine di permettere una buona aerazione;
                  Dalla realizzazione del cordolo perimetrale in muratura, costituito da blocchi in calcare laterali e da un nocciolo centrale in c.a. con cavo centrale in acciaio armonico inguainato;

 La nuova copertura ha riproposto quella originaria con la realizzazione di n. 6 capriate in legno lamellare, montate in sito, ad interasse variabile, da m. 2.50 a m. 2.80 poggiate sulle travi IPE poste lungo i muri perimetrali longitudinali.

 

 

 

.Ai puntoni in legno lamellare sono state collegate, attraverso barre passanti filettate, le funi in acciaio che reggono il cassettonato ligneo. Su tali capriate è stata realizzata la copertura costituita dagli arcarecci, dal tavolato in legno piallato, dal pannello in poliuretano estruso da 3cm. a cellule chiuse, dalla guaina ardesiata e dal manto di tegole in coppi siciliani.

 

 

La circolazione dell’ aria nel sottotetto, necessaria per la traspirazione del legno, è garantita dalla realizzazione di 8 fori da cm 8 sulla cornice perimetrale coperti da una griglia antiintrusione e dalla collocazione di n. 8 coppi aeratori con reticella in ottone in prossimità del colmo.                                                                                               

 

 

 

E’ stato restaurato il muro di contenimento del piazzale.

Sono stati restaurati i prospetti. Dove necessario si è liberato il muro dallo strato di intonaco cementizio, si è operata una rincocciatura con scampoli di pietra simile all’originaria e malta di calce con successivo strato di finitura.




  I cantonali costituiti da pietra squadrata, liberati dall’intonaco cementizio che li ricopriva, sono stati lasciati a faccia vista, infine le superfici non a vista sono stati ricoperti da uno strato di finitura in tono con la pietra della cornice e dei cantonali.

Si è provveduto a consolidare la volta a botte su cui poggia la chiesa.

 


Si è ridefinito lo spazio esterno, procedendo con la demolizione delle superfetazioni, con l’eliminazione delle vecchie ringhiere in ferro, con la sostituzione della obsoleta pavimentazione in battuto di cemento ed asfalto, con una pavimentazione in pietra locale con provenienza Montagna di Aidone

 

 

Sono state inserite delle griglie in ghisa per la raccolta delle acque piovane ed inseriti apparecchi da incasso per l’illuminazione del prospetto principale, del porticato e del percorso carrabile.

 

 

 

 

   All’interno della chiesa si è sostituita la vecchia pavimentazione in scaglie di cemento con una in marmo policromo, composta da marmo bianco di Carrara, rosso Montecitorio e grigio imperiale, secondo un disegno che richiama l’armonia geometrica del soffitto ligneo. I bordi pavimentali sono stati definiti con una cornice in marmo grigio. Infine, la cantoria in legno posta sull’ingresso laterale che ostruiva parte dei pregevoli stucchi della  parete è stata smontata….              

L’illuminazione:
 La navata è stata illuminata con luce indiretta, con corpi illuminanti posti sul basso cornicione e rivolti verso l’alto, al fine di far arrivare in modo uniforme la luce sul cassettonato ligneo. Per illuminare il paliotto in argento dell’altare principale, le tele esposte nelle nicchie degli altari laterali è stata realizzata una particolare illuminazione a fibre ottiche. L’impianto elettrico è stato adeguato secondo la vigente normativa, realizzando inoltre un impianto antiitrusione ed installata una barriera di rivelazione fumo a garanzia del soffitto e della copertura

 

RESTAURO CASSETTONATO LIGNEO

  Il soffitto ligneo conclude ed impreziosisce la spazialità interna del Santuario del SS. Crocifisso di Papardura. Disegnato sulla modularità del quadrato avente al centro un tronco di piramide a base ottagonale

  Il percorso di restauro del cassettonato ha inizio con la pulizia dell’estradosso dai materiali di varia natura accumulati nel tempo e dall’aspirazione di polveri ed escrementi.
Si è proceduto con la scarnificazione delle parti lignee ammalorate, come le travi ed il tavolato fino al rinvenimento della fibra non degradata, successivamente a copertura eseguita si è proceduto alla disinfestazione.
 Il rinforzo delle travi in legno lesionate in asse, è stato realizzato mediante l’introduzione di barre e fasciature in vetroresina, al fine di non appesantire la struttura garantendo al contempo la continuità delle fibre.

 

Per il restauro dell’intradosso, (tenuto conto delle verifiche ed indagini fitosanitarie eseguite dal Prof. Liotta), al fine di eseguire al meglio la pulitura e sverniciatura con solventi e mezzi meccanici a bisturi e spazzole, si è proceduto allo smontaggio degli intagli, degli ornati e delle modanature ottenendo così una più incisiva disinfestazione delle parti delle superfici a contatto con il tavolato.

Tutto ciò a permesso la quasi totale sostituzione dei chiodi in ferro con viti in ottone. Completata la pulizia dell’intradosso si è proceduto alle fasi di disinfestazione. Al fine di mantenere intatta la caratteristica delle superfici lignee e garantirne una maggiore traspirazione per la patina finale è stato utilizzato  olio paglierino, e la verniciatura è stata realizzata con cera d’api. Un tassello non sverniciato, a ridosso dell’abside testimonia lo stato del cassettonato prima del restauro. Infine, per poter ispezionare agevolmente il sottotetto ed il cassettonato è stata realizzata una passerella in ferro grigliato che attraversa longitudinalmente il sottotetto.

RESTAURO DELL’APPARATO DECORATIVO DELL’ABSIDE

 La chiesa è internamente decorata con stucchi della scuola di Giacomo Serpotta, 1696, in parte completati da G.B. Berna nel 1699.   La pulitura è stata la fase più delicata ed importante di tutto il complesso intervento di restauro che ha coinvolto fattori di carattere oltre che estetico, materico. Infatti l’originaria immagine delle superfici policrome era stata alterata dalle scialbature, ridipinture e sovrammissioni di prodotti consolidanti.  

 Si è provveduto ad un preconsolidamento, al fine di stabilire adesione e coesione della pellicola pittorica e degli strati di intonaco-tonachino. Le decorazioni sono state rimesse in luce con rimozione meccanica a bisturi dei diversi strati di scialbature.  Si è proceduto con le varie fasi di restauro fino alla reintegrazione del film pittorico.

 

 

 

Particolare attenzione è stata posta  al recupero dei dipinti posti nelle vele della copertura del catino absidale, ricoperti da pesanti pitture ad olio che riprendevano i motivi originali. Oggi possiamo apprezzarne la preziosa stesura.           Si è portato alla luce un prezioso affresco posto all’interno della cornice barocca al centro dell’altare maggiore. Lo strato calcareo che lo ricopriva celava interamente l’antico dipinto sicuramente antecedente alla costruzione della fabbrica barocca. La rimozione è avvenuta con l’utilizzo di un mezzo meccanico. Attualmente l’affresco è oggetto di studio, ma  concorre con la sua preziosità a restituire l’immagine unica del Santuario.           

 

Silvana Bonaccorso

Per chi vuole comunicare e/o inviare degli scritti relativi all'iniziativa Tel. 0935/521370 oppure inviare e-mail a beniculturali@provincia.enna.it

MAIL PERVENUTE

Il restauro è il momento del riconoscimento dell’opera d’arte in quanto tale ovvero il mezzo che tramanda la cultura nei secoli e che dà all’uomo la possibilità di conoscere e di fruire i manufatti del passato.  

L’iniziativa “ Cantieri aperti” promossa dall’arch. Silvana Bonaccorso, è un’occasione che permette di avvicinarmi in modo diretto a quel mondo vasto ed affascinante che è l’architettura. Nel caso specifico il restauro del Santuario del Crocifisso di Papardura è uno straordinario esempio di “restauro completo”, in cui gli interventi sul ligneo, sul pittorico e sull’architettonico-strutturale si compenetrano e si completano facendo sì che il restauro risulti davvero interessante. La mano dell’uomo interviene sull’opera d’arte al fine di conservarla e di rafforzarla nella sua struttura pericolante, così il consolidamento della copertura è risultato di primaria importanza. Si tratta di un intervento complesso la cui iniziale demolizione è stata seguita dalla realizzazione di nuovi cordoli perimetrali, di nuove capriate lignee e dal rifacimento del tetto in latero-cemento. I lavori sono stati eseguiti con scrupolosa attenzione e cura al fine di non danneggiare il sottostante meraviglioso soffitto ligneo a cassettoni che grazie al lavoro attento e meticoloso dei restauratori, eliminando patine e vernici, lo hanno riportato al suo antico splendore. Grazie all’opera di tecnici specializzati e di enti promotori, la città può riappropriarsi di beni architettonici ed artistici che inorgogliscono i suoi cittadini.               

Francesca Fazio
laureanda in architettura