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SETTORE VII SOCIOCULTURALE |
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CANTIERI APERTI
CHIESA DEL CARMINE PIETRAPERZIA
10 Marzo 2004, merc. dalle
h. 15.00 alle h. 20.00
Prog. Arch. Davide Messina,
Arch. Silvana Bonaccorso Prov. Reg. di En.,
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Daranno al loro disponibilità agli interessati, per illustrare le varie fasi progettuali, di restauro e quant'altro.
L'iniziativa "Cantieri aperti" viene da tempo promossa dalla Provincia Regionale di Enna, essa è correlata alle fasi di pubblicizzazione dei beni immobili oggetto di contributo. La fase conoscitiva-divulgativa mira attraverso la conoscenza e la partecipazione a diminuire l'innegabile disagio che le cantierazioni portano, al coinvolgimento nel fatto d'arte, ed infine ad una più consapevole diffusione, uso e fruizione del bene stesso. Ubicata in un punto elevato della città, nel quartiere "Terruccia", la Chiesa del Carmine di Pietraperzia si affaccia sull'omonima piazza presentando un prospetto in pietrame informe di tufo intercalato da materiale fittile legato con malta mista di calce e gesso. Oggi riveste un importante valore a livello etno antropologico, poiché è sede il giorno del Venerdì Santo della funzione denominata "lu signori di li fasci", in questa occasione e per due volte ancora durante l'anno si apre al culto. La Chiesa edificata nel 1306 circa era originariamente ad unica navata con volta a sesto ribassato, alla cui imposta vi era una cornice in stucco. Una volta a vela ottagonale di preziosa fattura copriva il presbiterio. Immediatamente prima dell'ingresso presentava una loggia sorretta da quattro pilastri ottagonali in pietra locale che, intorno al 1500 venne accorpata e trasformata in cantoria. I paramenti murari della chiesa lasciano intravedere una tecnica costruttiva povera, solo il prospetto principale presenta alcuni elementi decorativi.
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Nel 2000 viene presentato alla Provincia Regionale di Enna un progetto di adeguamento alle norme liturgiche per la Chiesa del Carmine di Pietraperzia. - Con deliberazione n. 87 del 17.04.03 viene concesso un contributo in concorso spese di € 50.000,00. Dalla disamina del progetto salta subito all'occhio la povertà e la stranezza configurativa dell'impianto. Come può una chiesa trecentesca presentare al suo interno una spoglia aula rettangolare ottenuta da una intelaiatura in c.a. e rifinita come un salone di una casa di civile abitazione? Quasi automaticamente un meccanismo sottile legato all'attenzione e ad un auspicato cambiamento si mettono in atto. Iniziano i lavori, bastano i primi saggi alle pareti per scoprirne le preesistenti assieme ad alcuni stucchi. Basta iniziare lo svellimento dell'attuale pavimento per scoprirne l'antico, mattoni in cotto smaltato posto in basso a circa 50 cm., ed ancora giù rimuovendo gli strati sottostanti la presenza di alcune cripte, completamente colmate da materiale di risulta, sicuramente negli interventi degli anni '70. Un volto che si credeva perso per sempre, emerge a poco a poco oltre le asettiche intelaiature imposte arbitrariamente in un intervento definito a suo tempo di restauro.
Cosa è cambiato
Oggi il presbiterio presenta un nuovo volto, nella parete di fondo dove sono state trovate tracce degli stucchi originari della volta, gli stessi sono stati ripristinati e la parete rifinita con un intonaco di calce idraulica e sabbia e finitura in grassello di calce e sabbia. Il pietrame a vista delle restanti pareti presbiteriali viene messo in luce e la tessitura regolare viene solo listata. Le pareti, a ridosso delle murature portanti sono in parte già messe in vista, così come gli stucchi residui. A carattere temporaneo verrà realizzato un pavimento costituito da travi in legno lamellare che presenterà delle aperture con lastre di vetro al fine di permettere la visione delle cripte, precedentemente svuotate, e porzioni dell'antico pavimento. Verrà completamente rivisitato l'impianto di illuminotecnica, ed infine si ricollocheranno le colonne centrali che reggevano la cantoria, su di esse verrà realizzata una trabeazione in legno, fissata ai pilastri laterali, aventi lo scopo di mantenere le colonne riproponendo l'originaria destinazione della trabeazione che era quella di supporto della croce di "lu signori di li fasci". Silvana Bonaccorso
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E’ stata certamente un’esperienza
davvero interessante il rinvenimento, durante il corso dei
lavori, di parte degli elementi architettonici e
dell’apparato decorativo originario della Chiesa del
Carmine di Pietraperzia.
Arch. Roberto Vigore
Entrando nel sito della
Provincia, attratta dalle news “cantieri aperti”, in breve
e senza accorgermene mi sono ritrovata coinvolta
nell’iniziativa, dentro il fatto d’arte, come recita
l’articolo, dentro un evento e con la possibilità,
aggiungerei io, di poter attenzionare quel territorio ove
vivo che spesso ho guardato ma che non ho ben osservato.
Inoltre da neo studente universitario inscritta al I° anno
di architettura del restauro – recupero e riqualificazione
dell’architettura quest’anno mi sono imbattuta nei temi
del restauro e nel cercare di capire le sue operazioni con
una sensibilità senz’altro differente rispetto a quella
che potevo avere in passato, quando con occhio da geologo
mi interessavo del restauro solo riguardo alle sue fasi
preliminari e prettamente tecniche e con un atteggiamento
avulso dalla storia del monumento in analisi; infatti
studiavo e mi interessavo soltanto dello studio dei
materiali (naturali ed artificiali) di cui era composta la
fabbrica, la tipologia e lo stato di degrado o di
alterazione presente, le tipologie di analisi diagnostiche
necessarie per conoscere la natura fisico – chimico e
mineralogica dei materiali e dei suoi degradi sino a
risalire alle cause di degrado. Oggi inoltre tale
iniziativa “cantieri aperti” promossa dalla Provincia mi
sta offrendo la possibilità di poter visionare in
“diretta” un caso di intervento di restauro reale e penso
che il restauro in esame possa catalogarsi tra gli
interventi di de – restauro, iniziati dopo gli anni ’80
per cercare di mitigare o eliminare i danni provocati
dalle operazioni di restauro condotti negli anni ’70,
quando si impiegavano tecniche poco sperimentate e
materiali (quali c.c.a. e/o resine) senza rispettare il
principio della reversibilità e/o della compatibilità
chimico – mineralogica o fisica dei materiali posti ad
interagire tra loro. La fabbrica in esame è stata
completamente ricoperta da uno spesso strato di cemento
armato che ha completamente deturpato la dignità della
fabbrica in quanto tale ossia in quanto opera di
architettura e ha trasformato una chiesa quattrocentesca
pur se stratificata in una stanza anonima e priva di
storia. Geol. C. Elsa Renna
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