SETTORE VII   SOCIOCULTURALE
Dirigente  Dott. Geppina Gatto
Resp. del proc. Arch. Silvana Bonaccorso
 

BENI CULTURALI

CANTIERI APERTI

 

CHIESA DEL CARMINE PIETRAPERZIA

10 Marzo 2004, merc. dalle h. 15.00 alle h. 20.00
si potrà accedere e visitare il cantiere.

Prog. Arch. Davide Messina, Arch. Silvana Bonaccorso Prov. Reg. di En.,
Arch. Roberto Vigore BB.CC.AA., Arch Maurizio Campo BB.CC.EE.

 

Daranno al loro disponibilità agli interessati, per illustrare le varie fasi progettuali, di restauro e quant'altro.

 

L'iniziativa "Cantieri aperti" viene da tempo promossa dalla Provincia Regionale di Enna, essa è correlata alle fasi di pubblicizzazione dei beni immobili oggetto di contributo.

La fase conoscitiva-divulgativa  mira attraverso la conoscenza e la partecipazione a diminuire l'innegabile disagio che le cantierazioni portano, al coinvolgimento nel fatto d'arte, ed infine ad una più consapevole diffusione, uso e fruizione del bene stesso. 

Ubicata in un punto elevato della città, nel quartiere "Terruccia", la Chiesa del Carmine di Pietraperzia si affaccia sull'omonima piazza presentando un prospetto in pietrame informe di tufo intercalato da materiale fittile legato con malta mista di calce e gesso. Oggi riveste un importante valore a livello etno antropologico, poiché è sede il giorno del Venerdì Santo della funzione denominata "lu signori di li fasci", in questa occasione e per due volte ancora durante l'anno si apre al culto.

La Chiesa edificata nel 1306 circa era originariamente ad unica navata con volta a sesto ribassato, alla cui imposta vi era una cornice in stucco. Una volta a vela ottagonale di preziosa fattura copriva il presbiterio. Immediatamente prima dell'ingresso presentava una loggia sorretta da quattro pilastri ottagonali in pietra locale che, intorno al 1500 venne accorpata e trasformata in cantoria. I paramenti murari della chiesa lasciano intravedere una tecnica costruttiva povera, solo il prospetto principale presenta alcuni elementi decorativi.

La chiesa così come i locali dell'ex convento a lei annesso, hanno subito nel tempo molti deterioramenti, fino al 1925, quando, al fine di collegare il vicolo Bottino alla Piazza del Carmine, vengono abbattute le arcate in muratura di un corridoio al piano terreno che collegavano il convento alla chiesa, lasciando solamente un arco con una sovrastante stanzetta.  Arco che viene distrutto nel 1970, dopo una quanto meno incauta ingiunzione comunale, i danni, a questo punto sono irreparabili, essi si concludono con il crollo della volta barocca posta nella navata della chiesa.Gli indispensabili interventi di restauro, vengono portati avanti dalle autorità comunali e vertono sul rifacimento delle mura del coro e del vespaio pavimentale. Continuano nel tempo gli interventi radicali e deleteri, ed è proprio durante uno di questi cantieri che si ha il crollo della cupola quattrocentesca. Gli interventi radicali citati portano all'attuale configurazione della chiesa: una spoglia aula rettangolare, risultato di una intelaiatura in cemento armato, con pilastroni che segnano le pareti ad intervalli quasi regolari.

 

 

 

Nel 2000 viene presentato alla Provincia Regionale di Enna un progetto di adeguamento  alle  norme  liturgiche  per  la  Chiesa  del  Carmine di Pietraperzia.

-   Con deliberazione n. 87 del 17.04.03 viene concesso un contributo in concorso spese di € 50.000,00.

Dalla disamina del progetto salta subito all'occhio la povertà e la stranezza configurativa dell'impianto. Come può una chiesa trecentesca presentare al suo interno una spoglia aula rettangolare ottenuta da una intelaiatura in c.a. e rifinita come un salone di una casa di civile abitazione? Quasi automaticamente un meccanismo sottile legato all'attenzione e ad un auspicato cambiamento si mettono in atto.

Iniziano i lavori, bastano i primi saggi alle pareti per scoprirne  le preesistenti assieme ad alcuni stucchi. Basta iniziare lo svellimento dell'attuale pavimento per scoprirne l'antico, mattoni in cotto smaltato posto in basso a circa 50 cm., ed ancora giù rimuovendo gli strati sottostanti la presenza di alcune cripte, completamente colmate da materiale di risulta, sicuramente negli interventi degli anni '70. Un volto che si credeva perso per sempre, emerge a poco a poco oltre le asettiche intelaiature  imposte arbitrariamente in un intervento definito a suo tempo di restauro.

 

 

 

 

  

Cosa è cambiato

 

Oggi il presbiterio presenta un nuovo volto, nella parete di fondo dove sono state  trovate tracce degli stucchi originari della volta, gli stessi sono stati ripristinati e la parete  rifinita con un intonaco di calce idraulica e sabbia e finitura in grassello di calce e sabbia. Il pietrame a vista delle restanti pareti presbiteriali viene messo in luce e la tessitura regolare viene solo listata.  Le pareti, a ridosso delle murature portanti sono in parte già messe in vista, così come gli stucchi residui. A carattere temporaneo verrà realizzato un pavimento costituito da travi in legno lamellare che presenterà delle aperture con lastre di vetro al fine di permettere la visione delle cripte, precedentemente svuotate, e porzioni dell'antico pavimento. Verrà completamente rivisitato l'impianto di illuminotecnica, ed infine si ricollocheranno le colonne centrali che reggevano la cantoria, su di esse verrà realizzata una trabeazione in legno, fissata ai pilastri laterali, aventi lo scopo di mantenere le colonne  riproponendo l'originaria destinazione della trabeazione che era quella di supporto della croce di "lu signori di li fasci".

Silvana Bonaccorso

 

 

E’ stata certamente un’esperienza davvero interessante il rinvenimento, durante il corso dei lavori, di parte degli elementi architettonici e dell’apparato decorativo originario della Chiesa del Carmine di Pietraperzia.
Il progetto iniziale prevedeva un intervento volto all’adeguamento alle norme liturgiche della Chiesa che, dopo i massicci interventi di ristrutturazione operati negli anni 70, aveva perso le valenze storico-artistiche proprie di un bene culturale.
I primi rinvenimenti e la conseguenziale necessità di modificare gli indirizzi del progetto originario trasformano il cantiere di lavoro, in una sorta di cantiere-studio con la finalità di meglio comprendere, valutare e recuperare tutti gli elementi ricchi di significato architettonico e storico-artistico.
Tutto ciò è stato possibile grazie alla collaborazione delle istituzioni interessate a vario titolo: la Soprintendenza BB.CC.AA. di Enna relativamente agli aspetti di tutela nell’ambito dell’Alta Sorveglianza dei lavori, la Provincia di Enna nella qualità di Ente finanziatore del progetto e la Diocesi di Piazza Armerina quale Ente promotore dell’intervento.
Apprezzamento può esprimensi per l'iniziativa "Cantieri aperti", portata avanti dall'arch. Silvana Bonaccorso, per conto della Provincia Regionale di Enna, rappresentando un momento particolarmente utile per la collettività ai fini della conoscenza e della valorizzazione del patrimonio culturale della provincia di Enna.

Arch. Roberto Vigore
(Dirigente Responsabile U.O.III Soprintendenza BB.CC.AA. di Enna)

 

 

Entrando nel sito della Provincia, attratta dalle news “cantieri aperti”, in breve e senza accorgermene mi sono ritrovata coinvolta nell’iniziativa, dentro il fatto d’arte, come recita l’articolo, dentro un evento e con la possibilità, aggiungerei io, di poter attenzionare quel territorio ove vivo che spesso ho guardato ma che non ho ben osservato. Inoltre da neo studente universitario inscritta al I° anno di architettura del restauro – recupero e riqualificazione dell’architettura quest’anno mi sono imbattuta nei temi del restauro e nel cercare di capire le sue operazioni con una sensibilità senz’altro differente rispetto a quella che potevo avere in passato, quando con occhio da geologo mi interessavo del restauro solo riguardo alle sue fasi preliminari e prettamente tecniche e con un atteggiamento avulso dalla storia del monumento in analisi; infatti studiavo e mi interessavo soltanto dello studio dei materiali (naturali ed artificiali) di cui era composta la fabbrica, la tipologia e lo stato di degrado o di alterazione presente, le tipologie di analisi diagnostiche necessarie per conoscere la natura fisico – chimico e mineralogica dei materiali e dei suoi degradi sino a risalire alle cause di degrado. Oggi inoltre tale iniziativa “cantieri aperti” promossa dalla Provincia mi sta offrendo la possibilità di poter visionare in “diretta” un caso di intervento di restauro reale e penso che il restauro in esame possa catalogarsi tra gli interventi di de – restauro, iniziati dopo gli anni ’80 per cercare di mitigare o eliminare i danni provocati dalle operazioni di restauro condotti negli anni ’70, quando si impiegavano tecniche poco sperimentate e materiali (quali c.c.a. e/o resine) senza rispettare il principio della reversibilità e/o della compatibilità chimico – mineralogica o fisica dei materiali posti ad interagire tra loro. La fabbrica in esame è stata completamente ricoperta da uno spesso strato di cemento armato che ha completamente deturpato la dignità della fabbrica in quanto tale ossia in quanto opera di architettura e ha trasformato una chiesa quattrocentesca pur se stratificata in una stanza anonima e priva di storia.
Penso inoltre che gli interventi di liberazione che si stanno conducendo mirino a riportare alla luce ciò che è sempre esistito e che era stato offuscato o nascosto da interventi dannosi e antiestetici e che tali interventi siano indispensabili in quanto sono stati condotti con scientificità cercando di eliminare le superfetazioni e tutto ciò che ha procurato danno non solo alla struttura statica dell’edificio ma anche ai propri sensi. Un monumento quale nel caso in oggetto una chiesa non solo deve assolvere alla sua funzione pratica “ma anche deve continuare ad essere un monumento storico e artistico”.
Infatti gli interventi condotti sino ad esso hanno riportato alla luce l’antico ed il originario pavimento, l’apparecchiatura originaria e gli stucchi ancora presenti sotto la coltre di c.c.a. senza commettere l’errore commesso agli inizi del XIX e XX secolo allorquando gli operatori del settore rifacevano l’intera fabbrica secondo un loro gusto e cadendo spesso nell’errore di ricreare un falso storico o ricostruendo ciò che ormai non esisteva più. Nel caso in esame gli operatori e gli enti coinvolti stanno solo rispettando la storia e stanno facendo rinascere la chiesa o ciò che è rimasto della antica chiesa quattrocentesca senza ricreare cose ormai perdute per sempre.
Concludendo Spero che tale istituzione alias Provincia in seguito a tale iniziativa offra ulteriormente a me e ad altre persone come me interessate alla conservazione e al rispetto dei propri monumenti la possibilità di poter interagire attivamente ed in itinere di poter osservare i restauri che si conducono e la possibilità di poter esprimere le proprie opinioni.

Geol. C. Elsa Renna

 

 

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